Mani di una persona anziana sostenute da un caregiver su sfondo viola, immagine simbolica di memoria, Alzheimer e assistenza quotidiana.

Olfatto e Alzheimer: cosa dice davvero la ricerca

Olfatto e salute cognitiva
Olfatto e Alzheimer:
cosa dice davvero la ricerca
Cosa sappiamo sul rapporto tra olfatto, memoria e demenza — e come trasformare ciò che emerge dagli studi in una scelta concreta e consapevole per la quotidianità.
Una premessa semplice. Questo articolo ha finalità divulgative e non sostituisce il parere medico. Distingue ciò che la ricerca ha osservato da ciò che possiamo fare concretamente, senza trasformare un possibile supporto in una promessa.

C'è un dettaglio che colpisce chiunque si occupi di olfatto: spesso ci accorgiamo della sua importanza soltanto quando cambia. La vista cala e si va dall'oculista. L'udito si affievolisce e qualcuno alza la voce. L'olfatto, invece, può ritirarsi in silenzio — e il mondo diventa più piatto senza che sia facile stabilire quando sia accaduto.

La ricerca neurologica guarda a questo senso con crescente interesse perché il sistema olfattivo è strettamente collegato alle aree cerebrali coinvolte nella memoria e nelle emozioni. Da qui nascono due filoni distinti: da una parte i test olfattivi come possibile indicatore precoce di declino cognitivo; dall'altra l'aromaterapia come supporto non farmacologico ad alcuni sintomi e alla qualità dell'ambiente di persone che convivono già con una demenza.

Il primo filone aiuta a comprendere la malattia. Il secondo apre una domanda più concreta: l'olfatto può diventare uno strumento quotidiano, semplice e non farmacologico, per rendere l'ambiente più riconoscibile, più gradevole e meglio organizzato dal punto di vista sensoriale?

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Perché olfatto, emozioni e memoria sono così vicini

Negli altri sistemi sensoriali il segnale attraversa il talamo prima di raggiungere la corteccia. Nell'olfatto l'organizzazione è diversa: la via olfattiva primaria raggiunge la corteccia olfattiva senza un passaggio preliminare obbligato attraverso il talamo.

Dal bulbo olfattivo il segnale raggiunge strutture come la corteccia piriforme, l'amigdala, la corteccia entorinale e l'ippocampo. È una rete che contribuisce a spiegare perché un odore possa riaccendere in pochi istanti una persona, una stanza o un momento lontano. La corteccia entorinale e l'ippocampo sono anche tra le aree interessate precocemente nella malattia di Alzheimer.

Un odore non richiama soltanto un nome: può riaprire un intero paesaggio emotivo.

Studi recenti hanno osservato una relazione tra i cambiamenti nei circuiti olfattivi, la percezione degli odori e i processi patologici dell'invecchiamento cerebrale. Questo non significa che perdere olfatto equivalga ad avere l'Alzheimer: significa che la funzione olfattiva è diventata un elemento interessante nella valutazione complessiva della salute cognitiva.

Abbiamo approfondito questo collegamento nell'articolo dedicato al sistema limbico e agli oli essenziali.

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Cosa mostrano i test olfattivi

Due studi del gruppo di Davangere P. Devanand, professore di psichiatria e neurologia alla Columbia University, hanno contribuito in modo importante alla discussione scientifica.

Studio 1 · 2024
Due valutazioni brevi, un'informazione clinica rilevante

I ricercatori hanno analizzato 647 partecipanti allo studio sull'invecchiamento della Mayo Clinic, seguiti per una media di otto anni. Il modello che combinava età, sesso, scolarità, un breve test olfattivo e una breve valutazione cognitiva ha mostrato una capacità predittiva del declino cognitivo sostanzialmente sovrapponibile a un modello che utilizzava l'imaging per l'amiloide.

Il dato interessante non è che “annusare sostituisca la PET”, ma che due strumenti brevi ed economici possano aggiungere informazioni utili nella valutazione clinica del rischio.

Devanand DP et al. Alzheimer's & Dementia, 2024;20(12):8346–8358.
Studio 2 · 2015
L'olfatto come segnale da non ignorare

In una coorte multietnica di 1.037 persone senza demenza, punteggi olfattivi più bassi erano associati al successivo declino cognitivo e alla transizione verso una demenza di tipo Alzheimer, anche dopo aver considerato variabili demografiche, cognitive e funzionali.

Nei partecipanti inizialmente privi di compromissione cognitiva, il test olfattivo risultò particolarmente informativo nel prevedere il declino successivo.

Devanand DP et al. Neurology, 2015;84(2):182–189.
La distinzione da ricordare

I test utilizzati nella ricerca sono strumenti clinici standardizzati, con odori calibrati e punteggi interpretati insieme a valutazioni cognitive e ad altri dati. Non sono test da riprodurre con alcuni flaconi in casa.

Il messaggio utile è un altro: un cambiamento persistente dell'olfatto merita attenzione come qualsiasi altro cambiamento sensoriale e può essere riferito al medico nel quadro di una valutazione complessiva.

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Aromaterapia e sintomi comportamentali: il segnale che emerge

Quando parliamo di aromaterapia, cambiamo prospettiva. Non stiamo più osservando l'olfatto come indicatore, ma studiando gli odori come possibile supporto non farmacologico nella vita di persone che convivono già con una demenza.

Gli studi si concentrano soprattutto sui BPSD, i sintomi comportamentali e psicologici della demenza: agitazione, aggressività, irrequietezza, disturbi del sonno e disinibizione. Sono manifestazioni che incidono profondamente sia sulla persona sia su chi la assiste.

Meta-analisi · 2024
Quindici studi randomizzati, 821 pazienti

Una meta-analisi pubblicata sul Journal of the American Medical Directors Association ha raccolto 15 studi randomizzati controllati per un totale di 821 pazienti. Nel risultato complessivo, l'aromaterapia è stata associata a una riduzione significativa dei sintomi comportamentali e psicologici dopo circa un mese.

Le modalità utilizzate comprendevano inalazione, diffusione ambientale e applicazione cutanea associata al massaggio. Gli studi non erano identici tra loro, ma il segnale complessivo è sufficientemente interessante da giustificare ulteriore ricerca e un'attenzione concreta verso l'olfatto come componente dell'ambiente di cura.

Wang PH et al. JAMDA, 2024;25(11):105199.

Perché gli studi non dicono tutti la stessa cosa

Una revisione Cochrane del 2020 non ha trovato evidenze altrettanto convincenti. La differenza dipende in gran parte dalla qualità e dall'eterogeneità degli studi: campioni piccoli, oli differenti, durate diverse, applicazioni cutanee mescolate alla diffusione, strumenti di misura non uniformi.

Questo quadro non rende l'aromaterapia irrilevante. Indica che il possibile beneficio non è garantito e non è ancora quantificabile con precisione. Nella pratica, significa che possiamo considerarla una risorsa ambientale da introdurre con gradualità e osservazione, non una terapia con un risultato prevedibile sulla singola persona.

Lo studio giapponese che ha aperto una strada

Uno studio pilota del 2009 ha utilizzato rosmarino e limone al mattino, lavanda e arancio alla sera in 28 persone anziane, 17 delle quali con Alzheimer. Il lavoro era piccolo e non aveva un gruppo di controllo separato, ma ha avuto il merito di proporre una struttura temporale: note più fresche e attivanti durante il giorno, note più morbide e avvolgenti la sera.

Non è un protocollo terapeutico da replicare automaticamente. È però un esempio utile di come l'olfatto possa essere inserito nella giornata con un'intenzione precisa, anziché diffondere un profumo in modo casuale.

La tecnologia è cambiata

Molti studi disponibili sono precedenti alla diffusione dei moderni dispositivi a secco compatti e programmabili, oppure non descrivono con precisione il sistema utilizzato. La letteratura, quindi, non ha ancora valutato in modo specifico ciò che oggi questi strumenti permettono di fare.

La diffusione a secco utilizza direttamente l'olio essenziale, senza acqua e senza calore. Nei dispositivi regolabili consente di impostare intensità, durata dei cicli e intervalli di pausa. Questo non dimostra una maggiore efficacia clinica, ma offre un vantaggio pratico importante: l'esposizione può essere organizzata, ridotta, interrotta e adattata con maggiore precisione alla risposta della persona e alle dimensioni dell'ambiente.

Inoltre non occorre preparare acqua aromatizzata né eliminarla quando si desidera cambiare olio. Per chi gestisce una routine assistenziale complessa, anche la semplicità operativa conta.

Esperienza professionale

Negli ambienti residenziali l'odore può contribuire a distinguere momenti e spazi: il mattino dalla sera, una sala comune da una stanza privata, un momento di attività da uno di quiete. Non è necessario attribuire a questo un effetto terapeutico per riconoscerne il valore ambientale.

È una prospettiva presente anche nel lavoro di Luca Fortuna sulla psico-aromaterapia: l'odore come elemento capace di dare identità, continuità e qualità sensoriale a uno spazio.

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Gli oli più presenti negli studi

La letteratura non offre una classifica definitiva, ma alcuni oli ricorrono con maggiore frequenza e costituiscono un punto di partenza concreto per comprendere come è stata utilizzata l'aromaterapia.

Olio Come compare nella ricerca Come leggerlo
Lavanda vera È tra gli oli più frequentemente studiati in relazione ad agitazione, comportamento e sonno. I risultati non sono uniformi, ma la sua presenza ricorrente e il profilo olfattivo morbido ne fanno uno degli oli più considerati negli ambienti serali.
Melissa È stata protagonista di uno dei primi studi controllati sull'agitazione nella demenza grave. Lo studio del 2002 utilizzava una lozione cutanea, non la diffusione. È quindi importante non trasferire automaticamente il risultato da una modalità all'altra.
Rosmarino È stato utilizzato al mattino, insieme al limone, nello studio pilota giapponese del 2009. Lo studio non specifica il chemotipo. Il suo ruolo, in quel lavoro, era inserito in una routine olfattiva diurna.
Limone Compare sia nei test di identificazione degli odori sia nella combinazione mattutina dello studio del 2009. Il profilo fresco e immediatamente riconoscibile lo rende adatto a costruire una routine olfattiva chiara e semplice.
Arancio dolce È stato utilizzato alla sera insieme alla lavanda nello studio pilota del 2009. È una nota familiare, morbida e generalmente apprezzata, utile quando l'obiettivo è creare un'atmosfera serale più accogliente.
La qualità non è un dettaglio

Specie botanica, chemotipo, origine e metodo di estrazione determinano la composizione di un olio essenziale. Quando si lavora con persone fragili, scegliere prodotti tracciabili e correttamente identificati è parte della responsabilità d'uso. Approfondisci in come riconoscere un olio essenziale di qualità oppure scopri la collezione di oli essenziali puri EUODIA.

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Nota della fondatrice

Ho esitato a lungo prima di pubblicare questo articolo, perché per me il tema dell'Alzheimer non è soltanto oggetto di studio o divulgazione. Mio padre ha vissuto con questa malattia e io gli sono stata accanto in anni in cui ignoravo sia il legame che la ricerca stava osservando tra olfatto e declino cognitivo, sia il possibile impiego dell'aromaterapia come supporto non farmacologico nella gestione di alcuni sintomi quotidiani.

Non so, e non potrò mai sapere, se introdurre consapevolmente alcuni stimoli olfattivi nel suo ambiente avrebbe potuto offrirgli un momento di maggiore calma, un riferimento familiare o semplicemente una quotidianità un po' più accogliente. Sarebbe scorretto trasformare questa domanda personale in una certezza: gli oli essenziali non curano l'Alzheimer e non ne rallentano la progressione.

So però che, quando una famiglia affronta una malattia così complessa, conoscere anche gli strumenti di supporto disponibili può essere importante. Non per alimentare speranze infondate, ma per avere una possibilità in più da valutare con consapevolezza.

Per questo pubblicare questo articolo è, per me, quasi un atto dovuto. Se ciò che allora non conoscevo potrà aiutare anche una sola famiglia a rendere più attento e accogliente l'ambiente quotidiano di una persona fragile, questo lavoro avrà avuto un senso.

E credo che anche mio padre avrebbe voluto che ciò che ho imparato dopo la sua esperienza potesse diventare qualcosa di utile per gli altri.

Lorenza Poletto — Fondatrice di EUODIA

Cosa possiamo concludere oggi

La ricerca non ci consegna una promessa, ma nemmeno un vuoto. Ci dice tre cose concrete.

Tre punti da portare con sé
  • La funzione olfattiva è strettamente collegata ai circuiti della memoria e può offrire informazioni utili nella valutazione clinica, anche se non esiste un test domestico capace di diagnosticare l'Alzheimer.
  • L'aromaterapia è stata studiata come supporto non farmacologico ad alcuni sintomi comportamentali e alla qualità dell'ambiente. I risultati sono interessanti ma non identici in tutti gli studi.
  • La diffusione ambientale permette di introdurre gli oli senza ingestione e senza applicazione sulla pelle. Nei sistemi programmabili l'erogazione può essere modulata e interrotta, rendendo possibile un approccio graduale e osservabile.

Gli oli essenziali non sostituiscono farmaci, assistenza o percorsi di cura. Possono però entrare, con un ruolo diverso, nella progettazione sensoriale della giornata: come odori familiari, marcatori di un momento, elementi capaci di rendere uno spazio più riconoscibile e gradevole.

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La diffusione ambientale, nella pratica

Per una famiglia che cerca una soluzione concreta, la diffusione ambientale è tra le modalità più semplici da valutare. Non richiede ingestione né contatto cutaneo, non aggiunge un altro trattamento farmacologico e può essere interrotta in qualsiasi momento.

La logica non è saturare la stanza. È creare una presenza olfattiva leggera, riconoscibile e coerente con il momento della giornata. Si parte dall'intensità più bassa, si utilizzano cicli brevi e si osserva la risposta della persona. Se l'odore è gradito, si mantiene; se genera fastidio o agitazione, si spegne e si cambia aria.

Diffusione a secco · senza acqua e senza calore
Perché è più semplice da gestire

L'olio essenziale viene nebulizzato direttamente dal flacone. Nei dispositivi regolabili è possibile impostare intensità, durata dei cicli e intervalli di pausa, evitando una diffusione continua e lasciata al caso.

Non c'è una vaschetta da riempire, non rimane acqua aromatizzata da eliminare e si può cambiare olio con maggiore semplicità. Per chi assiste, poter programmare l'erogazione e non dover ricordare ogni volta di accendere o spegnere il dispositivo è un vantaggio concreto.

Quattro regole semplici
  • Comincia dal minimo: intensità bassa e cicli brevi.
  • Osserva la persona: il gradimento conta più del nome dell'olio scelto.
  • Aera l'ambiente: soprattutto nei primi utilizzi e negli spazi piccoli.
  • Tieni flaconi e dispositivo fuori portata: gli oli essenziali puri non devono essere ingeriti o manipolati senza supervisione.

In presenza di asma, patologie respiratorie, allergie note o particolare fragilità clinica, è opportuno confrontarsi prima con il medico o con l'équipe che segue la persona. Una sola indicazione aggiuntiva: un odore sgradito è sempre l'odore sbagliato, anche quando compare in uno studio.

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Quale diffusore scegliere

La scelta dipende soprattutto dallo spazio e dal livello di automazione desiderato. In un contesto assistenziale, la possibilità di impostare cicli e pause è spesso più utile della semplice potenza.

Spazi raccolti e portabilità

Compatto e a batteria, è adatto a una singola stanza, al comodino o a uno spazio raccolto. Si sposta facilmente e permette di avvicinare la diffusione al luogo in cui serve, senza trasformarla in una presenza continua in tutta la casa.

Ambienti di media dimensione

È pensato per soggiorni e ambienti medi. La struttura in alluminio e la resa più ampia lo rendono una soluzione stabile per chi desidera creare una routine olfattiva in uno spazio condiviso.

Programmazione automatica

La programmazione da app permette di stabilire quando la diffusione deve partire e interrompersi. È particolarmente utile quando si vuole associare un olio a un momento preciso della giornata senza aggiungere un'altra attività da ricordare.

Sale comuni e spazi ampi

È la soluzione per metrature più importanti, open space, sale comuni o strutture. Consente di lavorare sull'identità olfattiva di un ambiente più ampio mantenendo la possibilità di regolare tempi e intensità.

La soluzione EUODIA
Introdurre l'olfatto con gradualità, non lasciare il profumo al caso

I diffusori a secco EUODIA permettono di utilizzare oli essenziali puri senza acqua e di organizzare l'erogazione in base allo spazio e alla routine quotidiana.

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Uno spazio anche per chi assiste

La diffusione ambientale non riguarda mai una sola persona: riguarda la stanza e quindi anche chi vi trascorre ore, spesso molte più di quanto avesse immaginato all'inizio del percorso di assistenza.

Questo non risolve il carico del caregiver, che richiede aiuto concreto, sollievo e supporto professionale. Ma un ambiente curato può diventare una piccola risorsa condivisa. E chi assiste può anche scegliere un proprio spazio olfattivo, separato dalla routine della persona malata: una stanza, un angolo, un momento della giornata che abbia un'identità diversa.

Per un uso personale, note più morbide come lavanda vera e arancio dolce possono accompagnare la sera; profili più freschi come limone e rosmarino possono caratterizzare il mattino. Non come trattamento dello stress assistenziale, ma come gesto volontario per segnare un passaggio e recuperare, anche per pochi minuti, uno spazio proprio.

I rituali che seguono sono pensati per chi assiste, non come applicazioni da eseguire sulla persona malata. Sono gesti semplici che riportano l'attenzione al corpo e creano una pausa riconoscibile nella giornata.

Rituale personale · mani e piedi
Maniluvio e pediluvio aromatico

Dieci minuti con mani o piedi immersi nell'acqua tiepida possono diventare un modo concreto per fermarsi. Gli oli essenziali non vanno versati direttamente nell'acqua: devono essere prima incorporati in una preparazione o in una base specificamente adatta alla dispersione in acqua, seguendo le relative indicazioni d'uso.

La sera si possono scegliere profili morbidi come lavanda vera o arancio dolce; al mattino note più fresche e luminose. L'obiettivo non è “trattare” il carico assistenziale, ma costruire un piccolo rituale che appartenga a chi si prende cura degli altri.

Rituale personale · pelle
Crema neutra personalizzata

Una crema neutra può essere personalizzata con l'olio essenziale scelto e utilizzata per massaggiare mani, avambracci, piedi o spalle. Per un adulto senza specifiche controindicazioni, la guida EUODIA indica in genere 1–3 gocce in circa 5 ml di crema, iniziando sempre dalla quantità più bassa e mescolando con cura.

Il vantaggio è duplice: il massaggio crea una pausa fisica, mentre la nota olfattiva resta vicina per qualche tempo. Per approfondire diluizioni e modalità di applicazione puoi consultare la guida ai modi d'uso degli oli essenziali.

Rituale personale · automassaggio
Olio profumato per mani e corpo

In alternativa alla crema, l'olio essenziale può essere diluito in un olio vegetale come jojoba, mandorle dolci o cocco frazionato. È una soluzione semplice per un automassaggio serale o per prendersi cura di mani e piedi, spesso messi alla prova da giornate molto lunghe.

Per chi assiste
Anche chi si prende cura merita un rituale proprio

Oli essenziali, basi neutre e oli vegetali permettono di costruire gesti personali semplici: un pediluvio, una crema profumata, un automassaggio o uno spazio olfattivo separato dalla routine assistenziale.

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Prendersi cura del proprio olfatto, oggi

L'olfatto è un senso che può essere esercitato. L'esposizione consapevole, strutturata e ripetuta agli odori può contribuire a migliorare alcune componenti della funzione olfattiva, soprattutto quando questa si è ridotta.

Il training olfattivo non previene l'Alzheimer e non riduce il rischio di demenza. È però un modo concreto per tornare a prestare attenzione a un senso spesso trascurato e per recuperare la capacità di riconoscere e distinguere gli odori.

Abbiamo dedicato al tema una guida completa: la rieducazione olfattiva.

Avvertenza essenziale

Gli oli essenziali non curano, non prevengono e non rallentano l'Alzheimer o altre forme di demenza e non sostituiscono le terapie prescritte.

La diffusione ambientale descritta in questo articolo è una possibile risorsa non farmacologica per la qualità dell'ambiente. In presenza di condizioni cliniche complesse, patologie respiratorie o dubbi specifici, va valutata insieme ai professionisti che seguono la persona.

Lorenza Poletto, fondatrice di EUODIA
Lorenza Poletto — Fondatrice di EUODIA

Fondatrice di EUODIA, brand italiano specializzato nella diffusione a secco di oli essenziali puri e nel design olfattivo degli ambienti. Formazione in aromaterapia secondo il metodo di Luca Fortuna, con approfondimento in psico-aromaterapia. Lavora quotidianamente con gli oli essenziali e con la loro applicazione negli spazi domestici e professionali. Gli articoli del blog EUODIA uniscono ricerca pubblicata, cultura olfattiva ed esperienza pratica.

Domande frequenti

L'olfatto può predire l'Alzheimer?

Non nel singolo individuo. Un ridotto riconoscimento degli odori è stato associato, in gruppi ampi seguiti per anni, a un maggior rischio di declino cognitivo. I test utilizzati sono strumenti clinici standardizzati e vengono interpretati insieme a valutazioni cognitive e ad altri dati: non sono test domestici e non formulano da soli una diagnosi.

Gli oli essenziali possono essere utili nella demenza?

Gli studi non riguardano la cura della malattia, ma il possibile supporto ad alcuni sintomi comportamentali e alla qualità dell'ambiente quotidiano. Una meta-analisi del 2024 ha rilevato risultati favorevoli, mentre altre revisioni hanno trovato dati meno solidi. Nel complesso esiste un segnale interessante, ma non uniforme.

Posso usare un diffusore in casa di una persona con demenza?

La diffusione ambientale può essere valutata come modalità indiretta e non farmacologica, perché non richiede ingestione né applicazione cutanea e può essere regolata e interrotta. È opportuno iniziare con intensità basse e cicli brevi, aerare l'ambiente, osservare la risposta della persona e confrontarsi con chi la segue in presenza di fragilità respiratorie o cliniche.

Perché scegliere un diffusore a secco?

Un diffusore a secco utilizza direttamente l'olio essenziale senza acqua e senza calore. Nei modelli regolabili consente di gestire intensità, durata dei cicli e intervalli di pausa, rendendo più semplice introdurre l'odore con gradualità e cambiare olio senza eliminare acqua residua.

Quali oli compaiono più spesso negli studi?

Lavanda e melissa ricorrono negli studi dedicati ad agitazione e comportamento. Rosmarino, limone, lavanda e arancio dolce sono stati impiegati insieme in uno studio pilota giapponese del 2009. La presenza nella letteratura non equivale a un risultato garantito sulla singola persona, ma offre un punto di partenza ragionato.

Il training olfattivo previene la demenza?

No. Il training olfattivo viene utilizzato per esercitare alcune componenti della funzione olfattiva, soprattutto dopo una riduzione dell'olfatto. Non esistono prove che prevenga l'Alzheimer o riduca il rischio di sviluppare una demenza.

Fonti
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