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Perché questa pagina esiste

Un olio essenziale non è un profumo: è una miscela di molecole

Di un olio essenziale si legge quasi sempre a cosa serve. Molto più raramente si legge di che cosa è fatto — eppure è lì che sta la differenza fra due boccette che portano lo stesso nome. Un mandarino e un arancio dolce sono entrambi limonene per gran parte; quello che li distingue sono i componenti minori, che pesano pochi punti percentuali e decidono tutto il resto: il profumo, la stabilità nel tempo, le regole d'uso.

Qui sopra puoi vedere ogni componente dichiarato, la sua struttura in due e tre dimensioni, la quantità riportata dalla fonte e il ruolo che quella molecola ha dentro quel particolare olio. Puoi anche confrontare la stessa molecola in oli diversi, e vedere quanto cambia il contesto in cui si trova.

Una precisazione che vale per tutto: la percentuale di un componente non dimostra un effetto dell'olio. I valori che leggi vengono da schede di sicurezza e da profili dichiarati, che sono documenti diversi fra loro e diversi da un'analisi gascromatografica di lotto. Dove le fonti non concordano lo diciamo apertamente, con il numero di entrambe. Le note sulla diffusione e sull'uso tradizionale descrivono un comportamento e una consuetudine, non proprietà terapeutiche.

Ogni olio riporta anche il suo comportamento in diffusione a secco: nota, intensità, durata dei cicli, momento della giornata. La diffusione a secco nebulizza l'olio puro, senza acqua e senza calore, ed è la ragione per cui la composizione conta davvero — quello che c'è nella boccetta è esattamente quello che arriva nell'aria.

I sette oli